Su di me

Mamma e papà mi dicevano sempre:
“Giocattoli no, ma di libri te ne compriamo quanti ne vuoi”.

 Mi piace leggere e mangiare, e mi dimentico spesso quanti anni ho perché gli anni Novanta sono ancora “dieci, quindici anni fa”. Il sogno di quando ero bambina era avere una biblioteca immensa come quella che vedevo ne La Bella e la Bestia, ma per il momento mi accontento di qualche scaffale dell’Ikea e di libri accatastati sul pavimento. Leggo tanto, leggo tutto: anche le etichette dello shampoo.
 Avrei voluto studiare oftalmologia, poi criminologia mi interessava di più, infine mi sono convinta che l’arte fosse la mia vocazione; invece il destino ha voluto che imparassi il giapponese e sono saltata a piedi pari da Venezia a Tokyo. Dopo sei anni mi sono stufata anche di Tokyo e sono scappata a Londra.
 Colleziono polaroid e foto d’epoca che pesco nei mercatini delle pulci, ho scoperto a ventisette anni di essere daltonica. Quando ci chiedevano: «Che cosa volete diventare da grandi?», io ero l’unica a non saper rispondere. Avrei voluto fare la doppiatrice, l’archeologa, la restauratrice, la truccatrice cinematografica. Mi piacciono le mummie e mi piace anche scrivere ma passione, ispirazione e talento nel mio caso non vanno d’accordo.

Libro preferito

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