Kazuo Ishiguro • Klara e il Sole

La mia edizione:
Einaudi, Supercoralli
Traduzione di Susanna Basso
Iª ed. 2021, pp. 250
ISBN 978-8806248758

Voto

★★★☆☆


 Klara è un androide di serie B2, in attesa nella vetrina del suo negozio di essere comprata. Nonostante il suo modello sia già stato superato dai nuovi aggiornatissimi B3 – dotati addirittura di sensori olfattivi! –, Klara è un AA (Amico Artificiale) estremamente dedicato, attento, sensibile, che si distingue dai compagni per uno spirito d’osservazione fuori dalla norma.
 Compito di ogni AA è assistere il bambino che li compra, in un futuro prossimo in cui l’intelligenza artificiale ha raggiunto l’apice, l’ingegneria genetica è alla base della persona, e isolamento e solitudine sono la norma. Klara verrà comprata da Josie, una bambina vivace ma afflitta da un male a cui non viene mai dato un nome; deve imparare da lei le mille sfaccettature, o meglio le “mille stanze” del cuore umano, e risponde con partecipazione e docilità alle richieste della Madre, nonostante a volte tutta la famiglia non sia proprio di gentilezza esemplare. È ingenua, fiduciosa, leale e assolutamente vulnerabile.

 Mi è piaciuto stare nella sua testa e sentire i suoi pensieri, anche se a volte leggere interminabili dialoghi con un linguaggio così affettato e puntiglioso mi ha fatto saltare a piedi pari righe intere. Ho apprezzato il modo in cui Klara vede e percepisce il mondo: attraverso telecamere, e siamo d’accordo, ma è programmata per differenziare le forme così che le cose appaiano bidimensionali, prima di venire processate e assimilate. A volte ci vogliono alcuni secondi prima che riesca a capire e distinguere un oggetto. Per esempio, due esseri umani che si abbracciano hanno una forma diversa da due esseri umani che non si toccano, e lei li scambia per una grossa tazza.
 Questo libro è, in perfetto stile Ishiguro, una serie infinita di domande, pagina dopo pagina: e non è detto che tutte le domande trovino risposta. Si colloca all’intersezione di tecnologia, etica e relazioni sociali. Tocca la complessa questione dell’intelligenza artificiale e la possibile definizione di una persona come “quantità sufficiente di informazioni”.

Deliziose le tre copertine alternative firmate da Bianca Bagnarelli

 Ishiguro ritorna sui grandi temi di Non lasciarmi, stavolta sostituendo cloni con robot, e usa come scheletro portante le Tre Leggi della robotica di Asimov. Mi dispiace chiamare Klara “robot”, perché è veramente qualcosa di più, e questo è un punto essenziale per comprendere il significato ultimo della storia.

Tu credi al cuore umano? Non intendo semplicemente l’organo, è ovvio. Parlo in senso poetico. Il cuore umano. Tu credi che esista?

 In un mondo in cui l’uomo ha imparato a costruire artificialmente le interazioni interpersonali, ci si chiede che cosa resta per definire un essere umano quanto tale. Gli androidi pensano, apprendono, si preoccupano, si comportano come gli umani – pur con qualche limite. Gli umani a loro volta sono divisi in potenziati (geneticamente) e non-potenziati. Tra questi tre, chi è umano e chi è diventato qualcos’altro? Umani e robot hanno un’anima condivisa, e se la risposta è sì, dove abita?

 Un’altra domanda fondamentale è: chi sono io per recensire un Nobel?
 Sembra un po’ un sacrilegio dirlo, ma questo libro mi è parso un tentativo piuttosto pigro da parte di Ishiguro, poiché sì, ritorna a temi e tecniche narrative meglio sviluppati in libri precedenti – la distopia del “pezzo di ricambio” –, ma ha anche input di idee interessanti che invece restano a galleggiare in superficie. Klara è un esemplare splendido ma allo stesso tempo irritante, con la sua fede cieca nel Sole come un’entità benigna simile a una divinità che dà “nutrimento”, o il suo uso del termine “oblungo” per indicare i telefoni/tablet (suppongo). Si comprende in qualche modo che è la modifica genetica a far ammalare Josie e a uccidere la sorella, in un passato esterno alla storia, ma non ci è dato sapere in che modo. Come me, chi cerca un romanzo che risponda a tutte le domande importanti potrebbe rimanere deluso.

 Detto questo, Ishiguro eccelle come al solito nella schiera dei narratori leggermente distaccati, senza risultare freddi. È comunque una narrazione tessellata, e a quanto mi sembra di capire sembra essere un libro abbastanza polarizzante, il vecchio “o lo ami o lo odi”. Onestamente io sono caduta esattamente nel mezzo. Uno tsunami di critici ha scritto cose meravigliose su questo libro, il che mi ha reso davvero entusiasta di tuffarmici dentro: stiamo parlando di un autore vincitore del Nobel, lo stesso di Non lasciarmi, che cosa potrebbe mai andare storto?
 La storia è volutamente vaga, il che qui è più monotono e scialbo che misterioso, ed è ancora più deludente scoprire che non ci porta da nessuna parte.

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